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Sofia Selva – La scuola dei giovani che si raccontano Intervista al Preside

Un bambino, un insegnante, un libro
possono cambiare il mondo

Malala Yousafzai

 

Pensando alla scuola e ai suoi cambiamenti, è facile porsi la domanda in quale situazione si trova oggi e quali sono gli aspetti che, in futuro, si potrebbero migliorare. Leggendo il testo di Massimo Recalcati emerge in alcuni tratti la descrizione di una scuola alla deriva, in cui sono molti gli aspetti negativi e tante le cose che si dovrebbero migliorare. Sorge quindi spontanea la domanda se effettivamente la scuola prepara gli studenti al mondo universitario e al lavoro. Partendo da queste riflessioni e considerazioni, che è nata l’idea di intervistare chi la scuola la conosce da anni e può fornirci un quadro chiaro dei suoi cambiamenti. Sicuramente dalle parole del preside il prof. Paolo Bracaglia, emergono alcuni cambiamenti sociali e individuali. Dalle sue parole :

«Ai miei tempi l’autorevolezza era riconosciuta e riconoscente […]. Cioè i miei genitori guai a contraddirli e non fare quello che dicevano loro. […] A scuola, c’era sicuramente maggiore rispetto già di per sé per chi era un adulto. C’era anche una certa riconoscibilità del ruolo degli insegnanti. Il professore, anche se aveva torto, i miei genitori gli davano ragione a prescindere».

Da queste considerazioni si capisce che oggettivamente la società è cambiata. Anche in riferimento alle parole del preside, il quale prosegue:

“Non ti posso dire in male o in peggio. La scuola è cambiata e deve cambiare. […] È cambiato tanto, è cambiato il rapporto dei ragazzi con gli adulti, è cambiato il rapporto dei genitori con i docenti ed è cambiata la società ed è cambiato il vostro modo di apprendere”.

Un altro tema particolarmente significativo emerso dall’intervista riguarda l’attenzione verso le  difficoltà degli studenti. Su questo punto il preside riconosce un importante cambiamento positivo rispetto al passato. Egli afferma infatti che l’attenzione verso l’inclusione “è migliorata tantissimo” e che oggi “c’è sicuramente una cultura all’inclusione”. Pur ammettendo che non tutti i docenti possiedono la stessa sensibilità, riconosce che negli ultimi anni si sono sviluppati strumenti, normative e percorsi di formazione che hanno contribuito a rendere la scuola più attenta alle esigenze degli studenti. Questo dimostra come la scuola contemporanea non sia più soltanto un luogo di trasmissione del sapere, ma anche uno spazio capace di accogliere e valorizzare le differenze.

Tuttavia il cambiamento non è sempre facile. Alla domanda sugli ostacoli che impediscono il miglioramento della scuola, il dirigente sottolinea come “ è faticoso il cambiamento da parte di chi sta all’interno della scuola”. Secondo lui modificare metodi di insegnamento e approcci educativi richiede uno sforzo significativo, soprattutto per chi ha insegnato per molti anni seguendo determinate modalità. “Un docente che è abituato a insegnare in una certa maniera, adesso chiedergli di cambiare è difficile”, così egli afferma. Questa osservazione richiama alcune riflessioni di Massimo Recalcati, che evidenzia come la scuola rischi di entrare in crisi quando non riesce a dialogare con i cambiamenti culturali e sociali delle nuove generazioni. Parlando invece delle possibili migliorie, il preside insiste molto sul tema delle risorse umane ed economiche. A suo avviso, «avessi più docenti, una didattica più coinvolgente di gruppo» permetterebbe di offrire agli studenti esperienze più ricche e formative. Lavorare con più insegnanti nella stessa classe consentirebbe non solo di aiutare maggiormente i ragazzi, ma anche di favorire il confronto professionale tra i docenti stessi. Come sottolinea il dirigente, “anche noi, confrontandoci tra di noi, possiamo capire cosa possiamo sbagliare, cosa dobbiamo migliorare”. Particolarmente interessante è poi la sua idea di scuola come luogo aperto e vissuto dagli studenti anche oltre le lezioni. Egli immagina una realtà educativa che non si limiti alle attività del mattino, ma che possa diventare un vero punto di riferimento per i giovani.

Dalle sue parole emerge una considerazione netta: “la scuola secondo me deve essere aperta”, un luogo dove i ragazzi possano “incontrarsi, studiare insieme, chiedere ai professori spiegazioni”. L’obiettivo è creare una comunità educativa nella quale studenti e insegnanti collaborino quotidianamente come lui afferma :”per la vostra crescita”. Un’altra questione affrontata durante l’intervista riguarda l’orientamento universitario. Il preside ritiene che oggi molti ragazzi siano più disorientati rispetto alle generazioni precedenti. “Vedo ragazzi molto più disorientati rispetto a noi”, afferma, spiegando che il problema non deriva dalla mancanza di opportunità, ma dall’enorme quantità di percorsi disponibili. Per questo sostiene che «l’orientamento è sempre molto poco rispetto al ventaglio di offerte che ci sono». In una società caratterizzata da possibilità sempre più numerose, la scuola è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale nell’accompagnare gli studenti verso scelte consapevoli. Anche riguardo alla scelta della scuola superiore il dirigente esprime alcune perplessità. A suo giudizio decidere il proprio percorso a undici o dodici anni è troppo precoce. Per questo si dichiara favorevole a “un biennio comune”, che permetterebbe agli studenti di conoscersi meglio e di maturare una scelta più consapevole. Secondo il preside, infatti, spesso le decisioni vengono influenzate da fattori esterni come la famiglia, gli amici o la vicinanza geografica della scuola, più che da una reale riflessione personale. Molto netta è anche la sua posizione sull’educazione civica. Pur riconoscendone l’importanza, ritiene che oggi sia «abbastanza mal strutturata, per non dire inutile». A suo avviso dovrebbe tornare a essere “una disciplina a parte con un insegnamento specifico”, affidata a docenti adeguatamente preparati. Allo stesso tempo sottolinea che l’educazione alla cittadinanza non può essere confinata in poche ore settimanali, poiché «la scuola di per sé deve essere il laboratorio di educazione civica sempre». In questa prospettiva, il rispetto delle regole, la responsabilità e la partecipazione attiva avrebbero essere valori trasmessi quotidianamente attraverso tutte le attività scolastiche. Infine, parlando dei PCTO (percorsi per le competenze trasversali di  orientamento) , il dirigente riconosce l’importanza di valorizzare gli interessi degli studenti. Sebbene ritenga difficile costruire percorsi completamente individualizzati, sostiene che “ognuno dovrebbe avere il suo percorso”, anche se ammette che di fatto non è possibile. Una soluzione potrebbe essere quella di offrire un ampio ventaglio di possibilità e permettere agli studenti di scegliere in maniera condivisa le attività più vicine alle proprie inclinazioni.

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