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Asia Priolo – Monomedialità, multimedialità o realtà virtuale?

I media sono materie

prime, come

le risorse naturali, come il carbone,

il cotone o il petrolio

Mc Luhan

 

Entrare a scuola oggi è molto diverso dal passato: troviamo aule multimediali, schermi piatti e non certo difficile trovare in qualche aula delle tasche numerate con i telefonini appesi al muto. Se poi osserviamo gli studenti non è difficile scoprirli a scrivere con il telefono e addirittura, a volte a discutere con i docenti sull’importanza del vecchio e forse obsoleto quaderno degli appunti.

In tal senso, vale la pena chiedersi se la scrittura è in grado di influenzare la sfera comunicativa ed intellettuale del sistema uomo? Oppure rischia di essere soprassata dalle nuove forme d’intelligenza artificiale? Per quanto possano apparire banali e scontati questi interrogativi non è così altrettanto scontato affermare che la scrittura, che per centinaia di anni ha accompagnato l’uomo nel corso dei secoli, oggi si trova di fronte ad una nuova grande rivoluzione, così come per certi aspetti era stato in parte previsto e preannunciato da autori e massmediologi come Mc Luhan e Ong, Innis ed Haveloock[1]. In effetti in un ambito più generale e con l’evolversi della civiltà la sfera comunicativa ha sicuramente subito drastici cambiamenti che possiamo riassumere nelle seguenti grandi rivoluzioni: quella dell’oralità della scrittura e della stampa, elettrica, digitale e ora quella satellitare.

 

Quest’ultimo periodo o meglio l’ultimo secolo può essere definito, come il passaggio graduale che ha visto la trasformazione da una tecnologia elettronica analogica ad una tecnologia elettronica digitale, di cui il principale protagonista è sicuramente Internet e gli strumenti che lo adoperano, come ad esempio computer, cellulari e tablet. Si è passati dunque dall’era della monomedialità a quella della multimedialità. Un passaggio o meglio ancora una trasformazione epocale che nell’ultimo secolo ebbe inizio proprio nei paesi industrializzati del mondo e che a ritroso nel tempo, attraverso varie fasi storiche è arrivato fino ad oggi. Prima dell’era digitale, la scrittura avveniva principalmente su carta, venivano utilizzati strumenti come penne, matite o penne stilografiche. Tutti i libri venivano raccolti all’interno di biblioteche, ossia luoghi fisici finalizzati alla conservazione di risorse come libri, manoscritti, riviste o quotidiani. Un esempio in particolare a cui possiamo fare riferimento è proprio la Biblioteca Casanatense, inaugurata il 3 novembre 1701 ad opera del fondatore Girolamo Casanate, un cardinale. Essa fu istituita dai padri domenicani del Convento di S. Maria sopra Minerva a Roma come biblioteca di pubblica utilità. La biblioteca era collegata con i principali centri del commercio librario europeo e si interessava sia alla produzione corrente sia al mercato antiquario. Entrando all’interno la prima cosa che colpisce sono le sue dimensioni. Essa infatti è lunga sessanta metri per quindici e il soffitto a botte volutamente lasciato in bianco è più di venti metri. Troviamo come particolarità le finestre le quali sono poste tutte in alto per non interrompere le scaffalature settecentesche all’interno delle quali troviamo conservati circa 60.000 volumi antichi, divisi per materie. I formati più grandi li troviamo posti in basso mentre quelli di dimensioni minori in alto.

 

Attraverso una gita svolta all’intero di questa biblioteca, mi sono resa conto proprio di questo cambiamento riguardante la digitalizzazione e l’inevitabile conseguenza della fine della monomedialità: in quanto la scrittura su carta stampata, rimane forse un cimelio anche se di inestimabile valore storico.

 

Ci è stato spiegato come da anni ormai la biblioteca sia impegnata a rendere disponibili online risorse catalografiche e digitali ai propri utenti, adottando il sistema informatico Minerva Access, il quale è in grado di erogare velocemente ed efficacemente i servizi di consultazione e prestito, del materiale posseduto. Inoltre attraverso la partnership con Google books venne fatta la digitalizzazione di 25.000 volumi, per aumentare l’efficacia della propria missione istituzionale. Da questo, la domanda che può sorgere spontanea, è se questo passaggio dallo scritto al digitale abbia causato una perdita di libertà o meno.

A mio parere, la scrittura digitale ha reso molto più facile la creazione e la condivisione di contenuti. Aumentando quella libertà, grazie alla diffusione di piattaforme come i blog, i social media e i siti web, chiunque può creare e condividere contenuti con un pubblico globale, cosa che ha portato ad un aumento della diversità e della democratizzazione dell’informazione. Essa infatti ha anche aperto nuove opportunità per la collaborazione e il lavoro di gruppo. Ad oggi troviamo piattaforme come Google Drive e Microsoft Teams le quali consentono a membri del team di lavorare su documenti condivisi in tempo reale da qualsiasi parte del mondo. Da qui troviamo proprio una delle principali conseguenze della scrittura digitale le quale è divenuta la diffusione del concetto di “comunicazione immediata”, cambiando così il modo in cui le persone comunicano, lavorano e socializzano. Per tutti questi motivi è chiaro e persino scontato ammettere che la multimedialità ha favorito e incoraggiato il processo d’integrazione tra i diversi modelli e mezzi di comunicazione di massa segnando così il suo traguardo anche se la carta stampata continua ancora oggi ad influenzare il pensiero di generazioni.

[1] Cfr. M. Baldini, La storia della comunicazione, Newton Compton, Roma 1995, pag. 40-46.

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