Reciprocità e didattica audiovisiva

Davide Peloso – The Wall

The Wall è l’undicesimo album del gruppo musicale Pink Floyd, pubblicato nel 1979 ma anche un film. Si tratta di un’opera rock che focalizza l’attenzione sulla storia di un personaggio fittizio: una rockstar di nome Pink che, a causa di una serie di traumi psicologici, si costruirà un “muro” mentale e metaforico attorno ai propri sentimenti dietro al quale si isola. I disagi, soprattutto infantili, che portano il protagonista a questa scelta drammatica sono la morte del padre avvenuta alla fine della seconda guerra mondiale, la madre iperprotettiva, gli insegnanti scolastici eccessivamente autoritari, castighi le punizioni che poi in età adulta lo porteranno ad un continuo isolamento e incapacità di gestire rapporti sociali ed uno stile di vita al di fuori di ogni norma sociale. L’album segnò anche la rovina della formazione classica dei Pink Floyd.

Il successo dell’album fu enorme: fu il disco più venduto negli USA nel 1980 diventando così uno degli album doppi più venduti nella storia. È stato all’87º posto nella lista dei 500 migliori album della storia della musica. Gli stessi Pink Floyd, dopo aver pubblicato The Final Cut, non si esibirono più dal vivo fino all’abbandono di Roger Waters nel 1985. Eclatante il fatto che il gruppo non prese nemmeno in considerazione la possibilità di un nuovo tour per promuovere l’album successivo, ritenendo così troppo difficoltoso competere con gli show precedenti. La storia procede accostando ricordi, incubi e visioni, scene forti di Pink che si confondono tra i sogno e la realtà, senza che per tutta la durata dell’opera compaia mai un dialogo chiara: si tratta infatti di un musical inserito in un genere psyco . Pink, questo personaggio che ricerca e si ritrova negli eccessi portati al paradosso non fa altro che evidenziare e sottolineare l’insieme degli episodi sbagliati della sua vita: i vari bricks (mattoni) che poco per volta hanno eretto intorno a lui il muro: The Wall.

Uno dei brani più famosi e anche uno dei mattoni più pesanti è senza dubbio la scuola autoritaria, gerarchica, repressiva che ritroviamo nel testo: Hey, teachers, leave them kids alone… (Hey, maestri, lasciate stare i ragazzi…).

Il finale della storia è di fatto e inevitabilmente triste, anche se il finale a sorpresa è denso di una complessa e articolato sfondo pedagogico. In un fantomatico processo intentato al protagonista, il giudice lo condanna ad una pena tremenda: abbattere il muro e rientrare nella vita che possiamo definire “normale”. Il film è frutto della sceneggiatura di Roger Waters, che nel 1982 era già diventato diventato il leader indiscusso dei Pink Floyd.

La particolarità di questo film è di sicuro la complessità di una trama che esaspera fino agli estremi i problemi legati alla tossicodipendenza e mostra senza censura una dura realtà: dietro l’abuso di droghe e alcol spesso si nascondono problematiche psicologiche e traumi irrisolti. Spesso sono situazioni che risalgono a drammi infantili o adolescenziali anche se questa ovviamente non può essere una giustificazione, ma semplicemente una causa di cui nella vita adulta ne riconduciamo gli effetti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *