Reciprocità e didattica audiovisiva

Eleonora Martella – Fino all’osso

Genere: Drammatico

Regia: Martin Noxon

To the Bone tratta il tema delicato dell’anoressia dal punto di vista di Ellen, una giovanissima ragazza giunta quasi al limite delle sue forze, ma non abbastanza, né per combattere né per lasciarsi vincere.

Ellen proviene da una famiglia atipica. Vive nella nuova famiglia del padre, composta dalla figura assente di quest’ultimo, dalla matrigna Susan (che a modo suo lotta insieme ad Ellen) e dalla sorellastra Kelly, figura positiva e complice nella lotta per la vita della sorella. La madre naturale di Ellen vive lontano da loro, ha una relazione omosessuale con un’altra donna da anni, motivo della separazione della famiglia originaria. La donna si è arresa completamente alla malattia della figlia. Le uniche che lottano ancora per Ellen sono Susan e Kelly. Ellen entra ed esce dalle cliniche senza risultato, finché Susan, la matrigna, riesce a convincere la ragazza a fare l’ultimo tentativo, una casa per ragazzi anoressici, un progetto di semi-auto gestione curato dal Dr William Beckham, un uomo alquanto sui generis e con un’idea di guarigione basata sull’instaurarsi di relazione autentiche fra i ragazzi e sul reciproco incoraggiamento. Nel film sono presenti alcuni rituali praticati dai malati di anoressia nel tentativo di assumere continuamente il controllo, come salire e scendere le scale, fare addominali, contare le calorie, sminuzzare il cibo. La protagonista del film fa un lungo percorso in cui inizialmente è strettamente legata alla malattia, all’ossessività, a questa parte di sé che le permette di avere tutto sotto controllo. Ovvero tutto ciò che non ha: la madre che non si prende cura di lei, il padre assente, così assente che non viene mai realmente presentato, ma solo nominato. Nel percorso Ellen non è pronta a lasciar andare la sua anima anoressica che esprime artisticamente attraverso il disegno. Lotta con le regole della casa, lotta con Luke che si innamora di lei e che viene distrutto emotivamente quando Ellen decide di andare via. Ellen scappa dalla casa di cura e torna dalla vera madre. La madre accoglie Ellen e comprende che ha smesso di lottare. Nel dialogo fra le due, la madre riferisce alla figlia di accettare. Accetta la sua malattia, accetta che non voglia più combattere, accetta quello che è stato, accetta Ellen per quella che è. La madre che aveva respinto la figlia si ricongiunge a lei, accettandola per quello che è e, nello stesso tempo nutrendola e amandola come se fosse la prima volta. La prima volta fra le sue braccia. Il primo incontro, il primo calore, la prima relazione dopo essere venuta al mondo. Ellen si lascia andare, si fa nutrire, non deve più avere il controllo. È accudita, è amata. A questo punto lascia la casa materna e si avvia verso una collina ripida e rocciosa. Qui si accascia, si teme la morte: ha una visione di sé bella e rinvigorita e si osserva dall’alto di un ramo su cui è seduta con accanto Luke e con cui dialoga. La visione di sé splendente e sana lascia improvvisamente posto ad uno scheletro in terra. È lei, avvizzita, spenta, ricoperta di terra, fredda e incrostata. Chiede a Luke spiegazioni e lui le risponde con una frase prima di svanire: “Il coraggio è un pezzo di carbone che decidi di inghiottire ogni giorno”. Ellen apre la mano, ha un pezzo di carbone, lo ingoia con fatica. Apre gli occhi. Il sole brucia alto, pizzica, ha le labbra ricoperte di terra e sono secche. È disidrata ma è viva. Ellen è viva. Si alza e si incammina. Non è più indecisa tra la vita e la morte, scende dall’auto di Susan e Kelly: ad attenderla i suoi compagni di avventura.

Commento

Il film ha suscitato in me emozioni forti facendomi riflettere molto sul senso della vita. Mentre vedevo il film riflettevo su quanto le persone possano essere ipocrite, pensando che l’anoressia, o magari anche solo la depressione o qualunque cosa che possa somigliare a queste patologie, siano in realtà solo degli alibi: capi espiatori per farsi notare. La vera domanda che nessuno si pone è: “cos’è che l’ha portato a questo?”. Il mondo è bello perché vario, non dovremmo mettere da parte chi si fa suggestionare dalla vita, anzi dovremmo aiutarlo perché si vive una volta sola. Proprio perché non tutti siamo uguali, per alcuni toccare il fondo potrebbe essere l’unica soluzione per risalire. E come dice una canzone dei Modà “E quando tocchi il fondo è segno che tutto può andare solo meglio”.

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