Contributi degli studenti

Il superamento fisico dello spazio tra Roma e Tokyo – Sofia Di Palma

Le donne non sanno mai quando si cala il sipario.
Vogliono sempre un sesto atto e, proprio quando
l’interesse dello spettacolo è svanito del tutto,
propongono di continuarlo.

Oscar Wilde, Aforismi

Sempre nell’ambito di questo particolare e curioso spazio web dedicato al caffè sociopedagogico la classe terza b del Liceo delle Scienze Umane dell’istituto Margherita di Savoia nell’a.s. 2018/19 ha realizzato diverse videoconferenze con il Prof. Andrea Pressello del Grips National Graduate Institute for Policy Studies dell’Università di Tokyo; in particolare l’8 aprile abbiamo sperimentato un collegamento proprio dal laboratorio informatico, superando in un certo senso il limite dello spazio fisico: la telecamera ci ha permesso di comunicare in tempo reale con un paese così lontano come il Giappone.

Al giorno d’oggi con le nuove tecnologie, la dimensione dello spazio fisico è dunque quasi annullata: in qualsiasi momento e luogo, possiamo vedere o sapere cosa accade altrove, al di fuori delle mura scolastiche che paradossalmente hanno aperto una finestra sul mondo. Facendo così riferimento a questo concetto è doveroso citare un autore, J. Meyrowitz, che abbiamo più volte letto in classe e che il quale afferma, nella sua testo Oltre il senso del luogo, i media hanno cambiato il modo in cui le persone possono essere fisicamente presenti in un luogo, ma al tempo stesso anche in un altro, permettendo così alle persone di comunicare tra loro senza dover condividere il medesimo spazio, o il medesimo tempo. Le tecnologie hanno determinato un profondo cambiamento in alcune fondamentali categorie, creando così nuovi ambienti sociali ma la globalizzazione culturale ed economica non ha del tutto modificato alcune delle variabili strutturali come il genere. Non a caso le tradizioni sociali rimangono e forse non stanno sparendo così come si potrebbe credere.

Infatti e non a caso durante questi collegamenti abbiamo trattato diversi argomenti come ad esempio la differenza tra uomo e donna, anche dal punto di vista etimologico; o la differenza tra ka donna in Giappone rispetto al ruolo della donna in Italia. uesta QQuesta è una delle domande emerse in classe. Certo per alcuni aspetti si, ma per altri no. ll prof. Andrea Pressello ha dunque confermato che nelle differenze di genere facendo un confronto tra la cultura nipponica e quella italiana, il Giappone rimane una società tradizionalmente maschilista. In Italia, forse non tanto quanto si crede. La donna vuole essere indipendente, mira ad una propria realizzazione personale nell’ambito lavorativo, anche dal punto di vista della socializzazione e dei contatti con il suo ambiente sociale: scuola, famiglia e territorio. E questo è valido sia in Giappone, sia in Italia.

Paradossalmente però in Italia la scuola è realmente un luogo d’interazione aperto al dialogo e al confronto, così come in questo spazio dedicato al caffè, mentre Tokyo pur essendo leader nelle nuove tecnologie di comunicazione, rimangono e permangono i formalismi e tradizioni, strutturate proprio nelle differenze di genere, ma anche nell’ambito scolastico e negli spazi dedicati all’apprendimento. Altre domande poste in classe sono state: come si rapportano le donne giapponesi nell’ambito del processo di globalizzazione sociale? In tal senso, sono occidentalizzate? Lo sono veramente? Oppure è soltanto uno dei tanti luoghi comuni? L’influenza americana e in particolare quella statunitense è sicuramente molto presente in Giappone ma non di certo in tutto il territorio. A Tokyo le donne sono sicuramente più occidentalizzate rispetto a quelle che vivono invece nelle zone rurali e questo è un dato che si riporta anche in Italia. I giovani stanno dunque riscoprendo le antiche tradizioni giapponesi in contrasto con le influenze che provengono dall’estero.

Grazie a questi particolari spazi d’interazione globale siamo riusciti realmente a vivere una dimensione diversa rispetto alle lezioni svolte in classe e chi sà, guardando al futuro, un domani neanche troppo lontano, potremmo realizzare quella classe virtuale dove il confronto non è soltanto dialogo ma anche progettualità.

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