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Umberto Margiotta

«La mia riflessione parte dalla constatazione che il tasso di relazionalità è sicuramente molto basso nel nostro paese, quindi anche basso è il tasso di relazione educativa. Per esempio, emerge dalla stampa che se confrontiamo il basso tasso di natalità e l’alta frequenza dei giovani nei luoghi di divertimento come le discoteche o le balere del sabato
sera notiamo che si verifica una scarsa correlazione. C’è stato un dibattito sulla stampa, in cui alcuni articolisti mettevano in risalto il fatto che la gente non si rende conto delle conseguenze che possono derivare da un basso tasso di natalità. Per capirci, pensiamo a quanti sacrifici dobbiamo compiere per portare un bimbo all’asilo la mattina presto. Dobbiamo sicuramente rinunciare ad andare nei luoghi di divertimento la sera. In secondo luogo il basso tasso di relazione educativa è dato dal numero di famiglie che non riescono a sopportare il destino formativo dei loro figli.
Questo non è solo legato al fatto che vi sia una scarsa comprensione intergenerazionale; questa c’è sempre stata, ma è legata al fatto che le famiglie finiscono per idolatrare un centro infantile che corrisponde all’infanzia del loro ego, e questo ha una conseguenza sull’abbassamento della disponibilità verso l’altro. Inoltre a mio avviso il tasso di generosità intellettuale all’interno degli stessi ambienti di ricerca si è progressivamente abbassato. Addirittura i giovani non sono disposti a regalare le proprie idee al gruppo di ricerca di cui fanno parte.
A maggior ragione gli anziani finiscono per farsi scherno dei giovani, in ordine alle ipotesi di ricerca da portare avanti. È come se ci fosse un  ego che sta montando al di là delle nostre parole. In tal senso bisognerebbe lavorare sulla dimensione dell’anti-ego, ovvero sulle relazioni umane e quindi sulla reciprocità.

Inviterei a non rifugiarsi dentro l’istanza positiva che dobbiamo coltivare, ma dobbiamo cogliere gli elementi di sfida che la carenza di reciprocità oggi ci impone e che a mio giudizio mina le possibilità di un futuro equilibrato tra le nuove generazioni»

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