Generale

La nascita della filosofia – Vanni Baldieri

Facere docet
philosophia,
non dicere.

 Lettere a Lucillo
Seneca

 

La parola filosofia, senza andare in profondità solo sull’etimo della parola può evocare qualcosa di astruso, complesso e forse anche troppo teorico, in quanto non pochi uomini hanno cercato di interpretarne il significato quando, così come si legge nei libri, e nella realtà dei fatti, è semplicemente la traduzione delle due parole che la compongono: amore – philìa – e sapere – sophìa-. Cosa ben diversa invece è la storia della filosofia che implica uno studio attento degli autori, ma anche degli approcci storico filosofici, oltre ai complessi eventi sociali che ne hanno favorito lo sviluppo, la crescita, il consolidamento e forse anche il declino. Da questo punto di osservazione è chiaro e persino scontato ammettere che le teorie sociologiche possono fornire un valido contributo scientifico utile a comprendere il più profondo significato. Basta pensare che lo sviluppo di questa disciplina è dovuto all’evoluzione della classe mercantile che grazie ad una sua autonomia economica ha potuto fornire quegli strumenti materiali ma anche conoscitivi per svincolarsi dal potere politico e religioso. Per spiegare questo concetto proviamo a fare un esempio.

In molti libri di storia della filosofia troviamo scritto che questa disciplina nasce nell’antica Grecia dove troviamo la scuola ionica di Mileto dove il filosofo Talete (624-545 a.C) ne fornisce primi contributi. È pur vero che la storia della filosofia è anche un po’ la storia della conoscenza e del sapere, quindi dell’uomo che da “sveglio” riconosce a sé stesso la capacità di pensare. E allora questa particolare capacità o attitudine al pensiero dovremmo farla risalire agli antichi padri del deserto o ancor prima ai Sutra (filamenti) induisti e tibetani che di sicuro precedono il mondo ellenico e non solo, se poi facciamo riferimento all’antico Egitto troviamo alcuni geroglifici che attestano la presenza di scritti che evocano la chiara dimostrazione dell’attitudine dell’uomo a pensare in termini filosofici. Secondo questo approccio possiamo affermare che Talete è il primo filosofo che si studia a scuola, ma l’attitudine al pensiero in termini contemplativi nasce con l’uomo stesso che guardando le stelle, il cosmo celeste e ancor più la bellezza della natura ne rimane estasiato di fronte a tale meraviglia. Tale osservazione non può rimanere confinata solo nella mera speculazione filosofica ma inevitabilmente apre il contesto anche su altri piani disciplinari e dell’osservazione scientifica.

Tutto ciò non toglie nulla all’impostazione occidentale che attesta la nascita della filosofia nel mondo ellenico ma è pur vero che solo alcune condizioni economiche sociali hanno permesso all’uomo di avere le risorse per potersi dedicare alla riflessione del pensiero e dunque al consolidamento di questa disciplina; e tale contributo, dal punto di vista disciplinare viene fatto risalire persino alla sociologia. Non è un caso che il primo stadio dell’evoluzione umana viene descritto da A. Comte (1798- 1857) nel Corso di filosofia positiva, come stadio teologico proprio perché la filosofia inevitabilmente traccia dei punti di forte similarità con il concetto di divinità, quindi riferito a quella teologia generale su cui molti filosofi in seguito faranno riferimento[1].  Ora se dovessimo dunque dare una paternità reale, documentaria e concreta alla nascita della filosofia dovremmo inevitabilmente attribuirla non di certo ad una data precisa, quanto piuttosto ad un periodo risalente al XI secolo a. C., quando grazie al ritrovamento nel 1947 dei noti rotoli del Mar Morto (precisamente a Qumran vicino a Gerico) ad opera degli esseni, a cui i padri del deserto facevano spesso riferimento nei racconti orali a metà tra il mito e le leggenda e che ancora oggi ancora ritroviamo nei libri sapienzali del Vecchio Testamento. E non è probabilmente un caso, che lo stesso Pitagora (570-495 a.C) mise al centro del suo pensiero e della sua scuola il concetto di trasmigrazione dell’anima, o che gli antichi Sutra induisti narrano della catena Dodecadupla (nascita e morte sono il Nirvana)[2]. Esempi che fanno intendere quanto l’attitudine al pensiero astratto sia parte integrante dell’uomo e del suo modo di agire nella realtà. Pensiamo poi al concetto di Karma[3] che in fondo è decisamente più antico dell’archetipo di Anassimandro (547-610 a.C.). Se poi il filosofare non è riconducibile dunque ad un semplice atto segnico del parlante o narratore, allora possiamo addirittura pensare al convegno tenuto a Philadephia nel 1997 dove venne presentato un osso con su disegnato, quindi inciso e scritto un geroglifico di origine sumerica (dato più di 3.500 a.C.) che sembra indicasse una parola strana che fu poi tradotta con il termine – anima del defunto-. D’altra parte in molte religioni orfiche si era soliti deporre ornamenti accanto alla salma e tale usanza dimostra quell’aspetto contemplativo dell’animale uomo a cui la stessa filosofia da sempre ha fatto riferimento dal momento in cui ha posto in essere domande possibili e risposte plausibili sull’origine della vita e diverse ipotesi logico/razionali anche sul concetto di morte, anche se scevre da tutti quei paradigmi[4] concettuali riportati poi nei secoli successivi. In buona sostanza le linee che separano il confine tra la nascita di una disciplina e il suo consolidamento non è attribuibile ad un evento specifico quanto piuttosto alla comunità scientifica e disciplinare che ne attesta la validità tracciando prassi metodologiche, strumenti, congetture in grado di strutturarne un suo corpo di conoscenze riferite a quella specifica disciplina e non un’altra. A tal proposito le linee di demarcazione tra i contributi teologici e filosofici hanno molti punti di criticità in comune con la sociologia che di fatto descrive interpreta e contestualizza tutti quegli eventi che hanno determinato le condizioni favorevoli alla nascita del pensiero umano e delle sue ineluttabili conseguenze. Ora i punti di contatto tra la religione, la filosofia e dunque la sociologia come unica disciplina porta alla conseguenza che quest’ultima è realmente in grado di contenere le altre due. In tal senso lo statuto epistemologico della sociologia non solo ammette la sociologia della religione ma anche tutti quegli aspetti storico sociali che nel corso dei secoli hanno favorito lo sviluppo stesso della filosofia. Basta pensare che solo alcune condizioni socio-economiche e socio-politiche hanno permesso alla filosofia di avere una sua autonomia di pensiero nella concretezza del fatto sociale[5] che altrimenti sarebbe rimasto confinato in una sterile astrazione di pensiero.  Ora, l’approccio storico sociale rischia di tradursi in un mero apprendimento mnemonico e nozionista alla ricerca di un’ipotetica data a cui far risalire la nascita della filosofica ma ovviamente questa data non esiste. A ben vedere la filosofia come la sociologia sono discipline antiche come l’uomo che affondano le proprie radici nel momento in cui questo animale pensante inizia a formulare un pensiero e cerca al tempo stesso di organizzarlo in modo tale da renderlo manifesto a sé stesso e agli altri.

 

Bibliografia

  • Di Benedetto M., Il Buddismo di Nichiren Daishonin profilo storico e principi fondamentali  Esperia, Milano 2012.
  • Durkhei È, Le regole del metodo sociologico, (1985) Editori Riuniti, Roma 1996
  • Prola L., Grazie Karma tratto da Buddismo e Società, n.169 TMB, Roma 2015.
  • Kuhn K., La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino (postfazione) 1969.

[1] A tal proposito possiamo fare riferimento alla dimostrazione per gradi o alla prova ontologica di Sant’Anselmo d’Aosta e ancor più a San Tommaso d’Aquino e per alcuni aspetti anche a Sant’Agostino pilastro fondamentale della prima patristica cristiana.

[2] Si veda nello specifico il concetto di Karma somma di parole, pensieri e azione nella relazione causa-effetto (prima di Aristotele) manifesta come determinante e a sua volta una nuova causa o azione e non semplicemente un solo effetto: a volte la soluzione al problema (rompicapo) non è altro che il problema stesso. M. Di Benedetto, Il Buddismo di Nichiren Daishonin profilo storico e principi fondamentali, Esperia, Milano 2012, pag.15. Per un ulteriore confronto rif. Lettera a Sado, RSND, Vol..1, pag.260.

[3] L. Prola Grazie Karma tratto da Buddismo e Società, n.169 TMB, Roma 2015, p.11.

[4] T.Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino (postfazione) 1969, pp. 29-65.

[5] È.Durkheim, Le regole del metodo sociologico, (1985) Editori Riuniti, Roma 1996, pag. 32

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