Contributi degli studenti

Tolleranza e Giustizia – Federica Corsi

La tolleranza non ha mai
provocato una guerra civile;
l’intolleranza ha coperto
la terra di massacri.

Voltaire

Il termine “tolleranza” indica la capacità di sopportare, senza esserne danneggiati, qualcosa che di per sé potrebbe essere spiacevole o dannosa.

In senso sociologico la tolleranza si manifesta in chi, teoricamente e praticamente, mostra rispetto e indulgenza nei confronti di coloro che pensano e agiscono credendo in diversi principi relativi alla religione, alla politica, all’etica, alla scienza, all’arte e alla letteratura. A volte può essere considerata una virtù, perché il fatto di rispettare le opinioni altrui ci permette di socializzare in modo più sereno; in altri casi la tolleranza può essere considerata un difetto perché riguarda una negatività che viene sopportata, quindi sarebbe meglio superare l’ostacolo.

Una parola molto simile alla precedente è “resistenza”, perché sta a significare un’azione tendente a impedire l’efficacia di una reazione contraria. Leggendo le storie dei Giusti, mi ha incuriosito particolarmente la resistenza, in particolare alla mafia e al fondamentalismo.

Una storia molto interessante è quella di Don Pino Puglisi (all’anagrafe Giuseppe Puglisi), nato a Palermo nel 1937. Lui fu il primo martire della Chiesa ad essere ucciso dalla mafia perché veniva considerato scomodo dagli uomini di Cosa Nostra. Egli non tentava di riportare sulla giusta via coloro che erano già entrati nel vortice della mafia, ma cercava di non farvi entrare i giovani che vivevano per strada e che consideravano i mafiosi degli idoli e delle persone meritevoli di rispetto. Egli infatti, attraverso attività e giochi, faceva capire loro che si può ottenere rispetto dagli altri anche senza essere criminali, semplicemente per le proprie idee e i propri valori. Inoltre si rivolgeva spesso esplicitamente ai mafiosi durante le sue omelie, a volte anche sul sagrato della chiesa. La sua vita non fu molto semplice, in quanto riceveva spesso minacce da parte della mafia, a cui rispondeva con silenzio e tolleranza. Fino a quando venne ucciso il 15 settembre 1993, ovvero il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, nel quartiere Brancaccio di Palermo dove viveva. La sua storia resta un esempio di coraggio per tutti e ogni anno nell’Istituto Comprensivo di Vignate viene piantato un ulivo in ricordo di lui e della sua bontà. Ciò che Don Pino voleva trasmettere era un messaggio di pace, di coscienza civica e morale, principi tanto difficili da radicare in un territorio dominato dalla mentalità mafiosa come quello siciliano, ma purtroppo rimettendoci la vita.

Un’altra storia molto interessante è quella di Malala Yousafzao, una giovane attivista pakistana che a soli 23 anni ha già ricevuto vari riconoscimenti, ad esempio il Premio Nobel per la pace. Lei è nota per il suo impegno per quanto riguarda l’affermazione dei diritti civili, soprattutto il diritto all’istruzione delle donne della città di Mingora, bandito da un editto dei talebani. La sua storia ha impressionato tutti, in particolare dopo che fu colpita a sangue freddo da alcuni talebani che nel 2012 salirono a bordo del pullman scolastico su cui lei tornava a casa. Riuscì a sopravvivere a seguito della rimozione dei proiettili alla testa, e da lì fuggì con la sua famiglia perché minacciata di poter essere colpita di nuovo. Nonostante le varie intimidazioni, il suo interesse all’istruzione di bambini e bambine non si è mai fermato. La sua forza nasce anche dalla sua famiglia, a partire da suo padre. Secondo varie interviste, lui dichiara di sostenere a pieno Malala perché è della sua stessa idea. Infatti lui all’età di 16-17 anni rimase colpito da una vicenda che riguardò sua cugina, la quale venne condannata a un matrimonio forzato e uccisa in un delitto d’onore. Da lì iniziò a rendersi conto che le sue sorelle non godevano degli stessi privilegi degli uomini, non potevano andare a scuola e studiare, venivano maltrattate. Così nel 2012 decise di aprire una scuola tutta sua che ebbe un enorme successo, in cui ragazzi e ragazze potevano studiare insieme senza ricevere discriminazioni. Da qui il suo impegno fu fondamentale anche per aiutare sua figlia. La storia di Malala è conosciuta in tutto il mondo e sono stati scritti vari libri in cui si narrano nello specifico i loro obiettivi e i loro pensieri.

Lascia un commento