Contributi degli studenti

Valerio Isufi – La Repubblica la Scuola e magari anche il Lavoro

Si come il mangiare senza
voglia fia dannoso alla salute,
così lo studio senza desiderio
guasta la memoria
e non ritien cosa che la pigli

Leonardo da Vinci, Scritti Letterari

 

La Repubblica Italiana pone le proprie le fondamenta sul piano teorico e istituzionale ma anche legislativo e dei valori proprio sul lavoro e sull’istruzione. Questo perché per il cittadino il lavoro rappresenta quell’elemento necessario per sentirsi probabilmente liberi e di sicuro anche la conoscenza e dunque l’istruzione diventa un modo per potersi conquistare la propria liberà. Infatti, avere un proprio introito economico permette di non dipendere da altri, e non solo ma anche il saper fare le cose per proprio conto, diventa un modo per non essere soggiogati sul piano conoscitivo da altri. Dunque non è solo il lavoro ovviamente a rivestire un ruolo centrale nella vita di una persona, anche il modo con cui un individuo giunge a ricoprire un certo incarico. Di sicuro la formazione scolastica rappresenta il mezzo attraverso il quale si acquisiscono strumenti per appropriarsi della nostra autonomia.

Non a caso la capacità di comprendere e il sapersi esprimere giocano proprio a favore del cittadino dal momento in cui se una persona sa parlare e scrivere in modo corretto è di sicuro più facile che sia ascoltato. La scuola, inoltre, serve anche a formare la classe dirigente del futuro, coloro che prenderanno le redini del governo e dell’economia dello Stato oppure nella peggiore delle ipotesi sarà comunque in grado di badare a se stesso avendo acquisito se non altro un modo per mantenersi. Capiamo quindi quanto siano importanti il complesso delle istituzioni scolastiche e come tali vanno protette e difese al fine di garantirne la sopravvivenza. E tutto ciò in questo periodo di emergenza a causa del Covid 19 non possiamo di certo darlo per scontato. Lavoro e istruzione dunque non rivestono un ruolo importante solo per il singolo cittadino. Lo stesso Stato inteso come collettività ha interesse a promuovere le condizioni che rendano effettivi tali diritti. Il diritto al lavoro e quello allo studio diventano in sostanza dei veri e propri doveri dal momento in cui sono state necessarie battaglie e politiche democratiche ma anche scioperi e manifestazioni prima che siano inseriti nella carta costituzionale. Sono dunque diritti sostanziali e non solo di forma come invece si sente spesso ripetere dai negazionisti che discutono solo per negare l’evidenza. Basta pensare alla scuola prima dello Statuto Albertino e la nostra scuola che fortunatamente si è addirittura riuscita a trasformarsi in una scuola tecnologica e digitale così come l’home working nel mondo del lavoro che ha fortunatamente agito come deterrente rispetto alla possibilità di eventuali licenziamenti. Il cittadino ha dunque il dovere di svolgere “un’attività che concorra al progresso materiale o spirituale della società”, così come viene riportato nell’articolo 4 della Carta Costituzione, dunque il progresso non passa solo attraverso le parole ma anche attraverso i fatti; il cittadino oggi più che mai è messo nella condizione di pensare al proprio futuro grazie ai numerosi contributi che vengono erogati in nome del progresso: borse di studio Erasmus, dottorati di ricerca, reddito di cittadinanza, e altre agevolazioni per chi crede ancora nel progresso. Sempre a proposito dell’istruzione, l’articolo 34 della Costituzione è stato redatto in merito e ne stabilisce i principi fondamentali.  «La scuola è aperta a tutti e i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Lo Stato italiano si impegna quindi a rendere effettivo questo diritto, anche se purtroppo in certi casi l’avere un diritto non significa avere la certezza di un futuro che potrebbe rimane incerto per chi non dimostra di avere voglia di studiare.

La scuola, nel corso di tutto il percorso di studi dello studente, si impegna quindi ad offrire ai giovani le migliori condizioni per imparare e conoscere. Essa combatte costantemente il disagio sociale, tanto è vero che molta attenzione viene data al fenomeno del drop out (abbandono scolastico), e sul piano meritocratico dà la possibilità a tutti gli studenti di realizzare le proprie ambizioni, indifferentemente da quali siano le loro condizioni economiche. Pensiamo per esempio alla scuola primaria. Un elemento che caratterizza la scuola primaria è l’utilizzo per esempio del grembiule o divisa. La scelta di uniformare gli studenti attraverso l’utilizzo di una sorta di divisa ha una chiara utilità soprattutto nel contesto delle differenze tra classi sociali. Grazie al grembiule lo studente, in particolare quello nelle condizioni sociali ed economiche più disagiate, non si sente affatto diverso dai suoi compagni. Questo rappresenta un grande punto a favore della scuola italiana che riesce così anche dalle piccole cose ad eliminare le barriere sociali tra studenti. Sul piano economico, invece, sia che si stia frequentando la scuola primaria o l’università, lo Stato interviene e dà una mano alle famiglie più in difficoltà attraverso borse di studio o assegni alle famiglie. Ciò consente in sostanza a qualsiasi studente di pensare o perlomeno di tentare di prefissare degli obiettivi da raggiungere senza la preoccupazione di scegliere un percorso di studi che economicamente non può sostenere. Vengono così aperte tante porte agli studenti che ora solo in casi eccezionali sceglieranno di abbandonare gli studi. La percentuale di dispersione scolastica, infatti, dipende molto dallo stato socio-economico dello studente. In via ipotetica e progettuale questo è quello che mi sento di scrivere per quanto riguarda le suole superiori ma credo lo stesso non valga sempre anche per l’Università.

La scuola intendo la scuola dell’obbligo investe molto anche sulle nuove tecnologie per rendere possibili nuove metodologie di insegnamento. Pensiamo per esempio all’adozione delle LIM, le cosiddette lavagne interattive, che rendono possibile la fruizione di video e presentazioni in classe. In quest’ultimo periodo, inoltre, si è fatta sentire l’esigenza di una modalità di una didattica nuova, quella che comunemente si chiama didattica a distanza a distanza (DAD). Ha stravolto il modo in cui gli studenti si interfacciano con la scuola. In effetti la didattica in presenza permette allo studente di comunicare e confrontarsi con il resto della classe, ovviamente la DAD purtroppo nega questa possibilità, ma ha dimostrato quanto gli studenti e gli insegnanti si siano impegnati a trasformare e acquisire nuove capacità e operare con fatica, adattandosi nei migliori dei modi a questa nuova situazione. La scuola non rappresenta solo un luogo di studio, ma anche un importantissimo ambiente di socializzazione. D’altro canto, nella DaD le lezioni possono essere svolte senza interruzioni, rendendo così il tempo in video-collegamento più produttivo. Dunque, fare didattica a distanza ha i suoi vantaggi, ma contemporaneamente ha dei limiti che solo la presenza e la fisicità a scuola è in grado di superare. Di fronte alla difficile situazione che si prospetta per il prossimo futuro non possiamo che adattarci e adeguarci alle disposizioni del governo. Ammetto però, avendo già testato la DAD personalmente, che sul lungo termine può diventare particolarmente faticosa. O forse no in quanto più una persona si abitua alle nuove tecnologie e più è in grado di adattarsi e muoversi con agilità anche rispetto al mondo dell’informatica; di sicuro la fatica consiste nell’accettare la distanza che separa l’insegnante dai suoi studenti ma anche la lontananza tra studente e studente. Speriamo dunque che la scuola non si allontani dalla Repubblica e che il Lavoro non sia in futuro ancora  più lontano da tutti e due.

V.I.

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